Riccione e la carbonara di Renato Gualandi

E’ il 22 settembre del 1944 e all’Hotel Domus Mea ci si appresta a preparare la cena per il comando alleato. Un giovane cuoco bolognese, Renato Gualandi, da poco trasferito a Misano Adriatico, città natìa della moglie Laura, raccoglie, fra i vari ingredienti a disposizione, delle uova e della pancetta affumicata con cui realizza il condimento per il primo piatto: spaghetti alla carbonara.
Una ricetta che dà vita ad un successo che negli anni non si è mai spento.

Domenica 21 settembre, nei locali di Villa Mussolini, Riccione rivendica il ruolo di capitale della carbonara con una cena a invito per rievocare quella che, come vuole la leggenda, 64 anni fa rivoluzionò la storia degli spaghetti.

Come si prepara una carbonara con tutti i crismi? E’ presto detto: la pasta dev’essere cotta al dente, non troppo dura nè troppo cotta e… alla fine una spolverata di pepe macinato.
Se siete rimasti delusi dalla spiegazione non vi resta che sperare di essere fra i fortunati partecipanti alla cena. La rievocazione, infatti, riporterà gli ospiti alle atmosfere della cena originale e al suo delizioso menù, con camerieri in divisa militare, sosia dei generali e un’orchestrina che suonerà musiche di Gershwin e Dixieland. Dulcis in fondo – ed è proprio il caso di dirlo – i plum cakes alti un metro e mezzo che riproducevano le Torri di Bologna, citta natale dello chef.
L’ottantottenne Gualandi, che da quella cena ha aumentato negli anni sempre più il suo prestigio a livello internazionale, verrà insignito del titolo di “inventore della carbonara” dal Sindaco di Riccione Daniele Imola.
Un’onorificenza che va ad un uomo che ha saputo trasmettere la sua passione e la sua creatività nei piatti cucinati per nobili e capi di stato come la Regina d’Olanda, Charles De Gaulle e Jacques Chirac, e personalità varie fra cui Enzo Ferrari, Cesare Zavattini e Indro Montanelli.

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