Meduse e tracine, incontri da evitare

NIENTE ammoniaca o succo di limone. In caso di un incontro con meduse o tracine questi rimedi della tradizione popolare sono del tutto sbagliati. A fornire un semplice vademecum ai bagnanti è Alessandro Barelli, direttore del servizio di tossicologia clinica del Policlinico Gemelli e responsabile del sito www.tox.it, dell’Università Cattolica, dove vengono forniti consigli utili in caso di emergenze dovute al contatto con sostanze tossiche, indicando anche i centri antiveleni presenti sul territorio. E il Centro antiveleni del Policlinico Gemelli di Roma, in questo periodo, riceve circa 5/6 telefonate al giorno da parte di bagnanti che sono entrati in contatto con questo tipo di animali. Scorfani e ricci tra gli scogli, tracine nella sabbia, oppure meduse dai lunghi filamenti urticanti in acqua. Sono questi i principali «pericoli» in cui i bagnanti possono incorrere nei nostri mari. Non sempre è possibile evitarli, quindi, nel caso, è meglio conoscere in anticipo gli animali protagonisti di possibili «spiacevoli» incontri. Le meduse trasportate dalle correnti, si ritrovano ad arrivare sottocosta. La più pericolosa nei nostri mari è la «Pelagia noctiluca», con un ombrello di massimo 15 cm di colore rosa/arancio. Sono i suoi quattro filamenti ad essere pericolosi, che possono arrivare fino a 4 metri. Si può essere colpiti anche senza vederla affatto e quindi rimanere urticati anche a un metro di distanza. Altra specie più comune è la «Rhizostoma pulmo», il cosiddetto «polmone di mare», che è meno urticante e si può evitare, perchè non ha filamenti. Cosa fare di fronte ad un battaglione di meduse? Nuotare avendo alle spalle l’ombrello degli animali diminuisce la possibilità di essere colpiti dai filamenti. Il veleno che inietta la medusa è una proteina e a 65 gradi si denatura. «Le meduse dei mari italiani non pungono nè mordono, ma provocano una irritazione della pelle mediante i tentacoli urticanti - spiega Barelli - la reazione è quindi limitata alla pelle e può essere più o meno estesa. Un primo intervento utile è quello di lavare la parte con acqua, meglio se di mare, raschiando poi la cute con una superficie liscia (anche una carta bancomat), per eliminare i microtentacoli rimasti sulla pelle». Come trattare la parte colpita? «Evitare ammoniaca e succo di limone: applicare pomate cortisoniche e non antistaminiche, che con il sole possono provocare problemi di fotosensibilizzazione» afferma Barelli. Altro incontro spiacevole può essere con le tracine, più comune all’inizio della stagione, quando le spiagge sono meno affollate. «In genere le tossine prodotte dagli animali marini sono termolabili, vale a dire si degradano con il calore - spiega Barelli - quindi è necessario immergere la parte in acqua calda ma sopportabile, senza rischiare un ustione, oppure nella sabbia calda, per un periodo compreso tra 30 e 90 minuti. In questo modo il veleno viene inattivato. Sulla parte meglio applicare una pomata cortisonica: se il dolore diventa importante, meglio rivolgersi al medico o a un centro antiveleni».

fonte:Il Tempo

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